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IO SPERIAMO CHE ME LA CAVO

Il sodalizio tra noi e Marcello D’Orta, che negli anni ’90 sbancò il mondo dell’editoria mondiale con milioni di copie vendute, grazie a questo spettacolo, si è cementato ancora di più, visto che il maestro, oltre a offrire altri temi su cui imbastire una nuova storia, ha partecipato attivamente alla stesura del testo. Scrivere lo spettacolo è stato complesso perché il punto di vista narrante non è quello di un adulto o di un bambino, ma è quello di un adulto con una leggera sindrome di Peter Pan: un adulto non cresciuto abbastanza perché lontano dalle spietate regole di crudeltà quotidiana. La pièce è ambientata in un quartiere degradato della periferia di Napoli e narra la storia di un assistente sociale, Alferio, che farà di tutto, anche andando contro le regole burocratiche per non far togliere dei bambini alla potestà della loro madre. Alferio, debole e ingenuo laureato in sociologia, ha un solo difetto: è convinto che nella vita vera, come nelle favole, i buoni vincano sempre e che i cattivi facciano sempre una brutta fine. A lui e alle sue concrete utopie sono affidate, paradossalmente, le speranze dei poveri ragazzi del quartiere, delle madri ridotte al silenzio, “a lui sono consegnate le urla di chi non ha voce!” Lo spettacolo vede al centro della scena cinque bambini che cercheranno di aiutare il protagonista a risolvere ogni problema. È scritto con penna leggera e rimarca i gravi problemi di una società allo sbando con ironia e sarcasmo, senza ricorrere alle esagerazioni della fiction – sceneggiata. La regia è stata pensata come un grande “gioco scenico” che vede protagonisti i bambini, unici e veri motori della messa in scena. Da un punto di vista psicologico-emotivo, perché la loro presenza costante nel racconto crea continue motivazioni, riflessioni ed “effetti” grotteschi; e da un punto di vista logistico, perché la scenografia è una grande “scatola magica” che i bambini aprono, chiudono, compongono per ambientare le varie scene: gli uffici del comune di Napoli, il vicolo del centro storico, il ”basso” della famiglia Ramunno. La voce (anima della città di Napoli), canta bellissime canzoni originali, che danno allo spettacolo il gradevole sapore della commedia musicale. Tutti i “caratteri” dei personaggi, sono stati tenuti lontani dallo stereotipo dello “sceneggiato” (o sceneggiata!), e trattati con la leggerezza dell’ironia che, stranamente, pur mantenendo divertente e gradevole il racconto, ne sottolinea i momenti drammatici, amplificandone il coinvolgimento emotivo.

per prenotazioni: TeatroNovanta srl: 06.211.26.027, 327.3690298, info@teatronovanta.it

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€ 12,00

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10.30